08/10/2019
INTEGRAZIONE: quanto è importante?

INTEGRAZIONE: quanto è importante?

Troppo spesso si utilizza impropriamente la parola integrazione, senza conoscerne il reale significato.

E’ sulla bocca di ogni trainer, atleta o semplice appassionato che frequenta il mondo sportivo e che ricerca un piccolo “boost” per aumentare la performance o massimizzare i processi di ricomposizione corporea.

Ma che significa dunque “INTEGRARE”?

  • Significato -

Secondo le scienze alimentari, con il termine integrazione si intende l’utilizzo di prodotti alimentari sotto forma concentrata che, a seconda della necessità, aiutano all’integrazione e al raggiungimento della quota raccomandata giornaliera di vitamine, minerali o macronutrienti all’interno di un regime nutrizionale non consone alla salute dell’individuo.

Se all’interno della nostra alimentazione quotidiana, non riusciamo a raggiungere una determinata quantità di una sostanza, l’integratore alimentare può essere l’aiuto necessario per colmare tale mancanza.

  • Tutti devono integrare? -

Partiamo dal presupposto che in Italia vi è uno dei più alti tassi di deficienza di vitamina D3 (circa il 50% della popolazione); ad essa associamo carenza di calcio, ferro, vitamine del gruppo B (specialemente B6, B9 e B12), magnesio, iodio, omega-3…insomma, un quadro poco salutistico.

A prescindere dall’integrazione alimentare, già la semplice (per modo di dire) modifica alle abitudini nutrizionali dell’italiano medio può apportare benefici notevoli sulla salute della popolazione. Associando a ciò un corretto e continuo esercizio fisico, risolveremmo gran parte delle malattie cardiovascolari, trigliceridemie, ipercolesterolemie, insulino-resistenze, ecc..

 

C’è da dire che, purtroppo, al giorno d’oggi risulta difficile reperire materie prime di ottima qualità sulla tavola degli italiani. Ciò comporta un maggior rischio di contaminazione dell’alimento e una già probabile carenza di micro e macronutrienti essenziali per la salute e le necessità metaboliche del soggetto.

Ad oggi, ci ritroviamo con sempre meno proprietà nell’alimento consumato, a vantaggio delle proprietà organolettiche accresciute da lavorazioni industriali per rendere il prodotto più appetibile sia al palato che alla vista.

 

Ecco che, in questo e altri casi, l’integrazione alimentare risulta fondamentale come prevenzione primaria all’insorgenza di spiacevoli deficit nutrizionali che si possono ripercuotere sulla salute.

 

  • L’integrazione sportiva: che ruolo gioca nell’atleta? -

 

“Lasciate che il cibo sia la vostra medicina e che la vostra medicina sia il cibo.” - Ippocrate -

C’è dunque differenza tra un soggetto sedentario ed uno sportivo in termini di richiesta energetica da parte dell’organismo?

Assolutamente si. Se è vero che l’attività fisica incrementa notevolmente il dispendio calorico giornaliero del soggetto, è altrettanto vero che lo sportivo avrà richieste nutrizionali maggiori rispetto alla persona sedentaria. Tutto ciò è reso possibile dall’impatto che l’attività fisica ha sul nostro sistema muscolo-scheletrico, sul apparato respiratorio e cardio-circolatorio, sulle capacità di sintesi enzimatiche e di trasporto dei macro e micronutrienti nel nostro organismo.

Lo sportivo è dunque in grado di dissipare maggior energia a riposo e il deficit di tale richiesta viene colmato con un’aggiunta di calorie all’attuale alimentazione per il ripristino delle scorte energetiche depletate durante lo sforzo fisico e per una corretta riparazione dei tessuti danneggiati nelle tempistiche allenanti.

Tuttavia, spesso il mangiare qualitativamente e di più non aiuta a sopperire alle richieste molecolari del nostro corpo per un corretto ripristino delle funzionalità cellulari.

L’aiuto dalla tavola è importante ovviamente, ma una supplementazione di sostanze nutrizionali concentrate e altamente qualitative può migliorare notevolmente i processi di recupero e di performance nell’atleta.

Sebbene l’integrazione debba essere vista con un supporto all’attuale nutrizione, ci sono momenti nella giornata di uno sportivo in cui le richieste energetiche o di supplementi devono necessariamente essere rapide e di facile digestione ed assimilazione. Cosa altamente improbabile che avvenga con un alimento solido, il quale prima di essere totalmente assimilato deve subire processi di degradazione enzimatica assai lunghi e impegnativi per il corpo.

La supplementazione, dunque, riveste un ruolo di cruciale importanza nello sportivo in determinati momenti di richiesta energetica o di riparazione tissutale post esercizio fisico.

Non solo. In termini di salute, l’attività fisica intensa promuove i processi di invecchiamento dati dall’eccesso di radicali dell’ossigeno. Il consumo di frutta e verdure gioca un ruolo chiave nell’alleviare i sintomi da invecchiamento, ma al giorno d’oggi è difficile trovare il relativo quantitativo teorico di molecole anti-aging al supermercato o al fruttivendolo di fiducia. Ecco che, anche e soprattutto in questo caso, l’aiuto di un’integrazione volta alla riduzione delle morti cellulari risulti incredibilmente importante.

Parliamo inoltre di un fenomeno che ormai vien definito come epidemia: l’insulino-resistenza.

Se è vero che le capacità di metabolizzazione e di assorbimento dei macronutrienti dipendono da quanto sia efficace il sistema di trasporto dell’insulina, è altrettanto vero che se al giorno d’oggi abbiamo sempre più sindromi metaboliche e diabete è colpa dell’alimentazione povera di vitamine, sali minerali, fibre e ricca di zuccheri e acidi grassi saturi e trans.

Oltre che una mera predisposizione genetica, la popolazione di oggi è sempre più a rischio di incombere in malattie metaboliche indotte da una cattiva educazione alimentare protratta dall’infanzia, dal fumo, dall’alcool e dall’inattività fisica (oltre che dalla genetica).

Negli sportivi è comune ritrovare difficoltà di assimilazione dei carboidrati e per questo motivo, siccome il glucosio risulta essere la principale fonte di energia richiesta dall’atleta durante la performance, la supplementazione di molecole insulino-mimetiche e quindi coadiuvanti l’azione dell’insulina può creare i presupposti per una miglior gestione del glucosio e dunque limitare i rischi di aumento del grasso viscerale e molecole infiammatorie rilasciate dal tessuto adiposo.

Inoltre, la carenza di proteine nobili nell’alimentazione odierna comporta una carenza di amminoacidi essenziali che sia per lo sportivo che per la persona sedentaria, risultano cruciali nel continuum del turnover proteico per il rinnovo di enzimi, immunoglobuline, recettori, proteine di trasporto, tessuti, ecc.. tutto può esser risolvibile tramite un cambio generazionale con l’introduzioni di più fonti proteiche nobili quali carni, prodotti ittici, uova, latticini e, nel caso tutto ciò non bastasse per minimizzare i processi digestivi, una supplementazione di amminoacidi essenziali al bisogno (ad esempio post workout per l’atleta o al mattino per la persona sedentaria).

  • Conclusioni -

Tirando le somme, dunque, possiamo affermare con certezza quanto l’integrazione giochi un ruolo chiave nel mantenimento della salute e l’aumento della performance negli sportivi (e non).

Tuttavia, l’integrazione non deve essere vista come un qualcosa di statico: così come la gestione dei macronutrienti e del tipo di allenamento varino in base alla periodizzazione e all’obiettivo, anche i supplementi richiedono ciclizzazione e cambiamento nel corso del tempo.

Tutto sta nel capire quali siano le richieste nutrizionali che devono essere maggiormente supportate dall’integratore, sia esso in capsule, compresse o polvere.

Dott. Nicola Frisoni